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Destinazioni · Perù

Valle Sacra, Ollantaytambo, Pisaq, Moray, Maras

Esplorando la Valle Sacra degli Incas

El Valle Sagrado degli Incas

Il Valle Sagrado (Valle Sacra) degli Incas si trova a 15 km a nord della capitale Inca di Cusco, a 2.800 metri di altezza. Era il principale centro per l’estrazione di ricchezze naturali dell’Impero Inca e una delle aree più importanti per la produzione di grano in Perù.

Il fiume sacro Vilcanota

La valle gode di un ottimo clima, terre fertili ed è bagnata dalle acque del fiume sacro degli Inca, il Vilcanota (che in Quechua significa sacro o meraviglioso): nella città di Urubamba, il Vilcanota è conosciuto come fiume Urubamba.

L’andenería: le terrazze agricole Inca

Nella Valle Sacra è impossibile non ammirare le tecniche agricole avanzate adottate dagli Incas, note come “andenería” (terrazzamenti agricoli): piattaforme composte da molti piccoli appezzamenti di terra, disposti a gradini sulle colline dove venivano seminate le colture. Queste terre erano inoltre luoghi di culto della Pachamama (Madre Terra).

Una meta obbligata nella regione di Cusco

La Valle Sacra è una meta obbligata per chi visita il Perù, ed è diventata uno dei centri turistici più importanti del Paese. Nella valle si trovano numerose rovine Inca, come Ollantaytambo, Pisaq e Moray, oltre a due dei più importanti mercati artigianali della regione di Cusco: Pisaq e Chinchero.

Ollantaytambo

Situata all’estremità occidentale della Valle Sacra (circa un’ora e mezza di autobus da Cusco), Ollantaytambo è una città costruita sopra le fondamenta originali del periodo Inca, e rappresenta il miglior esempio di urbanistica dell’epoca. L’insieme di terrazze che sorgono intorno alla città crea uno spettacolo mozzafiato, così come il panorama della valle circostante. Il complesso archeologico di Ollantaytambo era un centro di primaria importanza per l’agricoltura, oltre che per le attività amministrative, sociali, religiose e militari nell’era Tahuantinsuyo (1300-1532 d.C.): gli spagnoli la chiamarono Fortezza di Ollantaytambo.

L’origine del nome è controversa: secondo la lingua Aymara, Ollantaytambo deriverebbe dalla parola Ulla-nta-wi (luogo per guardare verso il basso), a cui fu aggiunta in seguito la parola Tambo; nella lingua Quechua, il nome deriva invece dalla parola Ollanta (il nome di un capitano Inca) e dalla parola Tambo, derivazione spagnola del termine Quechua Tampu, che significa città che offre alloggio, cibo e conforto ai viaggiatori.

Pisaq

Pisaq è una delle più importanti rovine Inca: al suo interno si trovano edifici per uso militare, religioso e agricolo. Situata a 32 km a nord-est di Cusco, la cittadella Inca si trova a 2.950 metri di altezza. Secondo gli storici, Pisaq difendeva l’ingresso meridionale alla Valle Sacra, Choquequirao quello occidentale, mentre la fortezza di Ollantaytambo era situata a settentrione: Pisaq controllava un percorso che collegava l’Impero Inca con i confini della foresta pluviale.

Le rovine di Pisaq sono divise in 4 parti – Pisaqa, Intihuatana, Callacasa (Q’allaqasa) e Kinchiracay – che si trovano ad altezze differenti e sono separate da terrazzamenti agricoli. Esistono ancora case originali del periodo Inca con cortili, scale, acquedotti e gallerie: le salite sono impegnative, ma una volta arrivati in cima si gode di un panorama pittoresco.

Pisaq deriva dalla parola quechua “pisaq” o “p’isaqa”, che significa pernice: in conformità con l’architettura tradizionale Inca, le città erano costruite secondo disegni figurativi di animali, e Pisaq aveva la forma di una pernice, come indica il suo nome.

Moray

Situata 38 km a nord-ovest di Cusco e 7 km a sud-ovest di Maras, Moray è una parola Quechua che denomina un territorio occupato sin dai tempi antichi dalle popolazioni rurali dei Mullak’as e dei Misminay. Si dice che il termine si ricollegh a un’antica raccolta del mais, chiamata Aymoray, o al mese di maggio, detto anch’esso Aymoray, e alla patata essiccata, chiamata moraya.

Il sito contiene insolite rovine Inca, composte per lo più da enormi depressioni circolari a schiera, la più grande delle quali raggiunge una profondità di circa 30 metri. L’utilizzo di queste depressioni non è certo, ma la loro profondità e il loro orientamento rispetto al vento e al sole creano una differenza di temperatura di circa 15°C tra la parte superiore e quella inferiore: una condizione che gli Inca probabilmente utilizzarono per studiare gli effetti di diverse condizioni climatiche sulle colture, facendo di Moray un laboratorio agronomico a cielo aperto.

Il gruppo archeologico di Moray fu scoperto nel 1932 da Johnson Shippee, durante un sorvolo della zona.

Nel mese di settembre, centinaia di persone della zona visitano le terrazze circolari di Moray per celebrare il Raymi Moray, la festa del sole: la celebrazione prevede danze tradizionali che festeggiano tutto ciò che riguarda la terra, i prodotti, l’agricoltura e l’allevamento.

Le Saline di Maras

Situate a circa 3 km dal fiume Vilcanota, vicino al villaggio di Maras, le Saline di Maras sono molto pittoresche: il sale è essiccato in terrazze costruite per l’evaporazione sui lati della collina.

Il sistema conta circa 3.000 piscine, simili ai terrazzamenti agricoli, ciascuna con una dimensione media di circa 5 metri quadrati. Il processo di estrazione del sale segue un metodo molto antico: si fa scorrere l’acqua nelle piscine, poi si interrompe il flusso e si lascia evaporare la piccola quantità d’acqua rimasta. Dopo circa un mese, sul fondo rimane uno strato di sale secco che viene raccolto: la stessa tecnica utilizzata dagli Incas centinaia di anni fa.

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